Esistono oggetti che hanno il potere di fermare il tempo e costringerci a guardare il nostro lavoro con occhi nuovi. Recentemente, tra i ricordi di famiglia, è riemerso un libro appartenuto a mio nonno. Durante la guerra, lui non partì per il fronte: restò a Bergamo a fare il fochista per un’azienda che produceva radar per navi belliche. Un ruolo strategico, faticoso, dove il confine tra efficienza e pericolo era sottile come una lamiera.
Sfogliando quelle pagine ingiallite, una frase sottolineata a matita mi ha colpito con la forza di un monito attuale:
“Deve lottare con calma e discernimento contro il pericolo.”
Sono passati anni. Eppure, in queste otto parole, c’è un’essenza della sicurezza che oggi, paradossalmente, rischiamo di perdere tra le pieghe della burocrazia.
Leggendo il manuale di mio nonno, ciò che traspare non è solo un elenco di divieti. È il tono. Ogni riga trasmette l’importanza vitale di svolgere bene il proprio ruolo, non solo per la produzione, ma come atto di cura verso se stessi e verso i colleghi. Il testo arriva a descrivere minuziosamente come e dove posizionare il carbone e gli attrezzi nel locale caldaia. Non è pedanteria: è la consapevolezza che l’ordine è la prima forma di protezione.
Se confrontiamo questo approccio con i nostri moderni DVR (Documenti di Valutazione dei Rischi), il contrasto è evidente. Spesso ci troviamo davanti a pagine asettiche, descrizioni generiche e un linguaggio tecnico-giuridico che, pur dicendo le stesse cose, risulta freddo e distaccato.
Spesso, come tecnici, scriviamo procedure perfette per superare un controllo, ma incapaci di parlare a chi quel rischio lo vive ogni giorno. In una parola: manca l’empatia.
Negli anni ’30, la sicurezza era presentata come una virtù del mestiere. “Lottare con calma e discernimento” significa riconoscere al lavoratore una capacità di giudizio, una responsabilità attiva.
Oggi, la tendenza sembra essere quella della delega. Il lavoratore spesso percepisce la sicurezza come un obbligo calato dall’alto, una firma su un modulo, una procedura da seguire per non incorrere in sanzioni. Abbiamo trasformato la “lotta contro il pericolo” in una “lotta contro la sanzione”.
Ma può una procedura fredda salvare una vita se non è accompagnata dalla consapevolezza del valore del proprio ruolo?
Per rendere la sicurezza davvero efficace nel 2024, forse dobbiamo recuperare un po’ di quel “discernimento”. Dobbiamo chiederci:
Le nostre procedure parlano alle persone o ai faldoni?
Stiamo formando lavoratori consapevoli o semplici esecutori di check-list?
Come possiamo riportare l’attenzione sulla cura reciproca nel locale caldaia (o nell’ufficio, o nel cantiere) di oggi?
La sfida per chi si occupa di sicurezza e formazione non è solo scrivere documenti inattaccabili, ma ritrovare quel linguaggio capace di trasmettere che sicurezza è, prima di tutto, rispetto per la vita e per il proprio lavoro.
Forse, per guardare al futuro della sicurezza, ogni tanto dovremmo tornare a sfogliare i manuali dei nostri nonni. Per ricordarci che, dietro ogni norma, c’è un uomo che deve saper lottare contro il pericolo. Con calma, e soprattutto, con discernimento.
Mirko Rottoli







